CoderDojo è un movimento senza scopo di lucro che si occupa di istituire dei club (Dojos) e organizzare incontri gratuiti per insegnare ai giovani a programmare. Nato in Irlanda nel 2011, si rivolge principalmente a bambini e ragazzi e si sta espandendo a livello globale.
In un Dojo i giovani tra i 5 e i 17 anni imparano a programmare, sviluppare siti web, applicazioni, programmi, giochi e altro ancora. Imparare a programmare diventa una cosa divertente ed un modo per socializzare; insegna ai ragazzi un approccio diverso al computer, non da utenti passivi ma da utilizzatori intelligenti.

I Dojos sono fondati, gestiti e tenuti da volontari che periodicamente si riuniscono per discutere sui progetti in corso e pensarne di nuovi.

CoderDojo promuove l’utilizzo del free software e di quello open source e dispone di una forte rete di soci e volontari interconnessa a livello globale.
Poiché CoderDojo è un movimento open source, tutti i Dojos sono diversi e completamente autonomi anche se cercano tutti di seguire i principi del Creative Learning e delle 4P corrispondenti alle iniziali delle quattro parole chiave:

  • Projects, si impara meglio quando c’è un coinvolgimento personale e attivo nel progetto.
  • Peers, l’apprendimento è un’attività sociale, che si costruisce insieme agli altri o anche partendo dal lavoro degli altri.
  • Play, apprendere significa sperimentare, procedere per tentativi, anche commettendo errori, senza paura di sbagliare.
  • Passion, la motivazione è il motore dell’apprendimento, permette di superare le difficoltà e di affrontare le sfide senza paura.

CoderDojo ha una sola regola: Above All: Be Cool“, bullying, lying, wasting people’s time and so on is uncool. (Soprattutto sii in gamba! Il bullismo, mentire e far perdere tempo non è da persone in gamba.)

Un po ‘di storia

CoderDojo è un movimento globale senza scopo di lucro fondato da James Whelton e Bill Liao. Tutto è iniziato nella scuola di James Whelton nei primi mesi del 2011 quando James (allora 18enne) ricevette una certa pubblicità dopo l’hacking dell’iPod Nano e di conseguenza alcuni studenti più giovani manifestarono interesse a imparare a codificare. Mise in piedi un club di computer nella sua scuola (Cork, Irlanda), dove iniziò a insegnare agli studenti le basi di HTML e CSS. Nello stesso anno incontrò Bill Liao, un imprenditore e filantropo, che era interessato a vedere crescere il progetto in qualcosa di più grande. Nel giugno 2011 si tenne il primo CoderDojo nel National Software Center di Cork e riscosse  un  successo incredibile. Il Dojo di Cork contava anche persone che viaggiano frequentemente da Dublino per partecipare alle sessioni. A causa di questa popolarità, poco tempo dopo si tenne un Dojo nel quartier generale di Google a  Dublino. La caratteristica open source del movimento ha portato a centinaia di Dojos in giro per l’Irlanda e il movimento CoderDojo è cresciuto fino a diventare un fenomeno globale!

Cosa succede durante un incontro di CoderDojo

Il Dojo in giapponese è la palestra dove si tengono gli allenamenti di arti marziali. I Dojos si svolgono generalmente nei fine settimana (ricordiamoci che i mentors sono dei volontari) e hanno lo scopo di promuovere l’insegnamento ai bambini e coinvolgere appassionati adulti, non necessariamente specialisi IT, nel ruolo di tutor. Ovviamente enfasi viene data sul software open source e sul sito di CoderDojo si trovano una marea di risorse per impostare e facilitare le sessioni. Non vi è alcun programma stabilitoe per partecipare basta portarsi un portatile e la merenda da casa. L’età minima varia a seconda dei gruppi o dei progetti, generalmente è 8 anni e sotto i 12 solitamente è richiesta la presenza di un genitore.

L’obiettivo di CoderDojo è quello di consentire ai giovani di iniziare il più presto possibile ad avere sia le competenze tecniche sia quelle sociali, essenziali per avere un buon futuro come sviluppatore. L’approccio all’insegnamento dell’informatica è diverso dal solito, niente manuali o noiose lezioni di logica ma un percorso a gradi di complessità e tutorial consecutivi, basati sullo “sporcarsi le mani”, in modo che sin dai primi passi i più piccoli possono già vedere i risultati di quello che stanno facendo.